Cosa é oggi la funzione pubblica del notaio ?

gennaio 12, 2013 in Blog di Riccardo Genghini, Politica del Notariato

Cosa intendo dire, quando scrivo che la nostra funzione pubblica é gravemente malata, in stadio terminale?

Ecco:
– che funzione pubblica é, un servizio pubblico senza una tariffa pubblica unica e vincolante? Ricordiamoci, però, che la tariffa l’abbiamo disapplicata noi, prima che venisse abrogata!
– che funzione pubblica é, un servizio pubblico in cui il numero dei soggetti incaricati non é saggiamente regolato, in modo da garantire l’erogazione del servizio in modo continuo?  Ad agosto trovare un notaio é difficilissimo… la domenica impossibile!
– oggi se mi capita di dovere interloquire con un giudice, mi rendo conto che sempre più spesso sono considerato alla stregua di un qualsiasi cittadino, non come un pubblico ufficiale incardinato nella Direzione generale degli affari civili del Ministero della Giustizia;
– infine, ahimè, alcuni amici che si occupano di antiriciclaggio in Banca d’Italia e nella Guardia di Finanza, me l’hanno detto senza perifrasi: il notaio non é da loro percepito come un loro “alleato”, bensí come un professionista potenzialmente colluso con i soggetti indagati.  In materia di antiriciclaggio non aspettatevi alcun riguardo da parte delle autorità competenti !

Non é tutto, ma credo che basti, per comprendere che la funzione pubblica del notaio, nella prassi, é mutata.
Io non voglio fare finta che tutto va bene e che il mio titolo di notaio abbia un significato che da tempo non ha più.
Preferisco guardare in faccia alla realtà.
Non faccio che osservare i sintomi del malessere della categoria (su cui chi mi critica, peraltro, spesso concorda) e (come un medico) cerco di fare una diagnosi del male e propongo una prognosi.
La prognosi é importante per noi. Descrive cosa dovremo fare domani, per continuare ad avere un lavoro e una funzione sociale.

A questo punto entrano in gioco coloro che “dissentono” da me  (le virgolette stanno ad indicare che non hanno compreso il mio pensiero, ma dissentono comunque). Mi sembra di potere classificare i dissenzienti in due categorie:
a) Le Mamme premurose e inconsolabili. Rifiutano la diagnosi (coma irreversibile) anche se tendono a vedere tutti gli stessi sintomi (in modo persino più evidente, non voglio dire esagerato). Cercano di consolare sè e gli altri astanti, dicendo: “Ma vedrai, che, come Lazzaro, la funzione pubblica risorgerà e camminerà”.  Anzi non é morta. Non può essere morta… Non morirà mai !
b) I talebani pronti al martirio. Teorizzano il tanto peggio, tanto meglio, il gesto eclatante ed eroico. Sognano l’ultima carica della cavalleria contro un nemico spietato e superiore numericamente. Dicono “io non sono disposto a scendere così in basso come Te, Genghini”. Quel mestiere che Tu Ti dichiari pronto a fare, io non lo voglio fare.  Meglio fare il funzionario di stato. Meglio qualsiasi cosa, piuttosto che quello che Tu saresti disposto a fare.

Entrambe le categorie di Colleghi dissenzienti, tendono a credere che la mia diagnosi impietosa, sia una descrizione del notariato che io vorrei.  NO! Purtroppo é la descrizione di quello che c’é, non di quello che vorrei che ci fosse.
E l’errore si spiega facilmente: deriva dal fatto che i miei critici tendono a guardare solo alla deontologia della funzione notarile (alla teoria, ai principi), dimenticandosi che occorre chiedersi se quella deontologia é ancora possibile o realistica nel contesto reale del lavoro quotidiano.
È l’errore che ha fatto il Generale Cadorna per tutta la prima parte della Grande Guerra, fino a Caporetto.

Una ultima considerazione, la più delicata.
Che dire di un notaio che dal 1938 in poi in Italia aiutava gli ebrei a non essere espropriati dei loro beni? Sul piano legale era un notaio che aiutava a eludere la legge.  E di un notaio che finanziava la Resistenza? Era un criminale passibile della pena di morte.

Il nostro stato é in crisi. Crisi vera, profonda.
Il nostro stato rinnega le promesse fatte e limita i diritti dei suoi cittadini, talora con una violenza che neppure sotto il fascismo si é vista: presunzioni di colpevolezza nel diritto fiscale e penale; anagrafi elettriche e dei conti correnti… uso disinvolto della custodia cautelare… e poi abbiamo un ceto politico degno dei migliori stati africani, secondo le statistiche di “Transparency International” http://www.transparency.org/cpi2012/results
Quale ruolo ha il notaio in uno stato in crisi di identità, in uno stato che potrebbe decidere di non rispettare i diritti acquisiti dai propri cittadini, che potrebbe violare i loro diritti (magari con una legge incostituzionale).  Non é una questione accademica !   Sta già accadendo… é già accaduto.

In un mondo che cambia… in uno Stato in crisi di identità… il notaio può appiattirsi sulla mera funzione pubblica? La risposta non é facile, nè scontata.

Appunti per l’assemblea dell’Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia del 17.12.2012

dicembre 17, 2012 in Blog di Riccardo Genghini, Politica del Notariato

La situazione dello Stato è critica.

Lo è anche quella del Notariato.

Le analisi della situazione di crisi sviluppate dai notai e dai loro organi istituzionali, tendono a ribadire la centralità della funzione notarile nel sistema giuridico italiano. Dal punto di vista del notaio ciò è una realtà indiscutibile.  Ma come si presenta la funzione notarile dal punto di vista del cittadino e delle istituzioni?

Dal punto di vista degli ultimi Governi e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, il notaio è parte del problema, non della soluzione. Infatti:

  1. negli ultimi 7 anni le competenze per materia dei notai sono state progressivamente ridotte. L’argomento che ciò avrebbe avuto ripercussioni percepibili sulla certezza dei traffici giuridici non ha avuto riscontro tangibile (sulla stampa e sugli altri media). Il notariato ha cercato di supportare una interpretazione abrogativa delle novità normative (cancellazioni d’ipoteca e cessione delle quote sociali) senza successo;
  2. cinque anni fa è stata abrogata la tariffa notarile (v., fra gli altri, Protettì Di Zenzo). Anche qui il notariato ha cercato di sostenere che la riforma delle tariffe professionali non riguardasse i notai, senza sucesso;
  3. la crisi economica ha determinato una riduzione dell’attività immobiliare e societaria senza precedenti dal 1943 ad oggi. Altri settori dell’economia sono stati supportati dall’azione governativa, non il settore notarile, che ha dovuto ridurre il numero degli impiegati di circa 8.500 unità, vale a dire dello stesso numero di dipendenti che lavorano all’ILVA di Taranto. Un dato che dovrebbe fare riflettere i notai.

Dal punto di vista del cittadino, appare evidente che il notaio meno caro è il notaio migliore. Si può biasimare che i nostri clienti abbiano un atteggiamento così opportunistico. Esso, purtroppo, è razionale: se tutti i notai sono bravi (praticamente infallibili) per quale motivo spendere più del meno possibile?  Certo che un bell’ufficio, una stipula lunga e avvolgente e personale qualificato migliorano la qualità della prestazione! Ma chi compra casa cerca di investire il più possibile nel mattone (ancora una volta una scelta razionale!) e assolutamente non vuole vedere lievitare i costi della transazione.  La linea politica/deontologica del notariato in questo contesto ha cercato in ogni modo di contrastare una differenziazione dei servizi notarili, con l’involontario (ma inevitabile) effetto di rafforzare la competizione sul prezzo.

Infine il cittadino ha visto sradicate le prassi contrattuali abusive di banche e costruttori, grazie all’azione congiunta di Banca d’Italia, Governo e AGCM. I notai sono stati incapaci di produrre degli orientamenti o delle prassi che evitassero le forme più egregie di abuso contro il contraente più debole! 

Dal punto di vista dei notai, è evidente che gli organi della categoria (sindacato incluso) si sono adoperati in modo assai diverso per cercare di fronteggiare la situazione. E precisamente:

1. Alcuni organi consiliari hanno in modo efficace realizzato delle iniziative che hanno reso possibile l’erogazione di servizi ad alto valore aggiunto a favore della collettività, consorziando i notai e creando delle strutture altamente efficienti, che hanno avuto il riconoscimento delle istituzioni e dei cittadini/utenti. Ad esempio Brescia.

2. Altri organismi/associazioni notarili hanno cercato di fare la stessa cosa, senza però riuscirvi. Il Consiglio Nazionale, ad esempio.

3. Altri organi consiliari hanno moltiplicato le proprie iniziative per fronteggiare la situazione. Tuttavia questo moltiplicarsi di iniziative, non ha avuto alcuna ricaduta positiva sui notai del distretto. Ad esempio, oltre al Consiglio Nazionale, anche i distretti riuniti di Milano, Busto Arsizio, Lodi, Monza e Varese. Oltre alla cosiddetta Commissione Massime Societarie, vi sono tavoli di discussione fra Consiglio Notarile di Milano e:

a) Agenzia del Territorio, senza un percepibile effetto migliorativo per  notai
b) Agenzia delle Entrate, con un percepibile peggioramento del rapporto fra notaio e ufficio del registro, sempre più alla ricerca di nuovo gettito. Organizzare e coordinare lo sforzo dei notai sul territorio avrebbe avuto un esito migliore
c) Registro delle Imprese, che, tuttavia, ha reintrodotto la sospensione feriale dei termini, rigettando una interpretazione (errata, per il vero) del Consiglio sulla natura della sospensione dei termini stessa.
d) Associazioni di consumatori, senza ricadute percepibili sul lavoro dei notai
e) Banche, senza alcun percepibile effetto sul lavoro dei notai, a parte la creazione di tariffe (indicative?) per le surroghe, nonostante l’abrogazione delle tariffe minime professionali, cui ha fatto seguito una indagine dell’Antitrust
f) i singoli Cittadini (ad es.: Comprare Casa senza rischi) che ha avuto il merito di introdurre l’idea che il notaio debba/possa fare qualcosa gratis. Idea prontamente ripresa dal legislatore (su istanza del Consiglio Nazionale del Notariato) in materia di società a responsabilità limitata semplificata.

Si fa notare, sia dal Consiglio Nazionale, sia dal Consiglio Notarile di Milano, che la situazione sarebbe ancora peggiore senza le loro iniziative. Ma forse a questo punto ciò non è sufficiente: per la maggioranza dei notai è in discussione la possibilità di continuare a operare; oltre settecento notai su meno di 5000 ha richiesto la cessazione prima del termine massimo… Si tratta del 15% dei notai italiani…

4. Alcuni consigli distrettuali hanno iniziato a perseguire sul piano disciplinare gli accaparratori.

5. La maggioranza degli altri organi notarili sono semplicemente inattivi.

Quale potrebbe essere a questo punto una politica di riscossa per i notai?

Personalmente ritengo che sia urgente ed improrogabile:

  1. da subito abbandonare le iniziative “politiche” che negli ultimi anni non hanno avuto alcuna ricaduta positiva per i notai stessi o per i cittadini, le istituzioni, le aziende. La dicotomia fra istituzione prestigiosa (?) e singolo notaio (in grave difficoltà), implica un fallimento politico grave e gravi responsabilità sul piano politico. Chi ne ha la responsabilità politica deve essere chiamato ad assumersela. La politica del notariato, a questo punto, deve sapersi differenziare dalla politica nazionale, dove è assai raro che qualcuno sia assuma la responsabilità politica di qualcosa;
  2. evitare di indulgere in interpretazioni della legge “pro domo propria”: il notariato dovrebbe essere garante della legalità, prima che dei propri interessi personali. Le nostre norme interne, non pongono il notaio (o il notariato) al di sopra della legge;
  3. favorire la competizione fra notai sulla qualità e sulla varietà delle prestazioni professionali notarili, con una inversione di tendenza radicale rispetto alle precedenti politiche, che hanno privilegiato l’omogeneizzazione e l’idea che “tutto fosse dovuto” (v. i cosiddetti protocolli). Il “tutto compreso” è inconciliabile con una liberalizzazione tariffaria e questo “bundling” dei servizi notarili potrebbe essere persino contra legem;
  4. incoraggiare ogni forma di aggregazione fra notai, che sia capace di creare dei “poli” notarili capaci di erogare servizi professionali con modalità che rendano percepibile ai terzi la qualità notarile. Incoraggiare la ricerca ed il conseguimento di una maggiore efficienza nelle strutture notarili;
  5. accettare che la qualità della politica del notariato non va misurato sulla base della bellezza e purezza delle idee professate, ma sulla base dei risultati concreti conseguiti. La politica è l’arte del possibile!

Mi permetto una considerazione conclusiva.  Molti nella categoria si lamentano che non vi è coesione fra notai. Si tende ad attribuire la colpa di ciò all’individualismo o all’avidità di alcuni.  Francamente penso che vi siano altre, più scomode, spiegazioni del fatto che in un momento così difficile la maggioranza dei notai pensino solo a (salvare) sé stessi e non a concorrere alla realizzazione di un grande progetto politico:

1)     perché non è credibile il progetto politico,

2)     perché non ne sono credibili gli ideatori e gli attuatori (considerando i risultati conseguiti),

3)     perché non è plausibile che il semplice rispetto delle regole interne (protocolli e deontologia) garantirebbe a noi notai un futuro professionale ed umano migliore!

Credo che l’assemblea di oggi dovrebbe essere capace di discutere di questi temi.

Riccardo Genghini