L’Antenna di Natale

dicembre 25, 2012 in Blog di Riccardo Genghini

È il decimo Natale che racconto questa storia ai miei Figli e loro l’ascoltano sempre volentieri, anche se non sono più bambini e vanno all’Università e al liceo.  E continua a piacere anche a me.
Per cui, forse, vale la pena condividerla… perché racconta una Verità universale.

In un condominio di Milano vivevano tante famiglie, tutte indaffarate a preparare il Natale. Ma in realtà tutti erano così indaffarati da non avere il tempo per sentire e capire il Natale.  Come capita in tutte le famiglie gli abitanti di quel condominio comunque trovavano comunque il tempo di guardare un poco di televisione.  Chi il telegiornale, chi un Serial TV, chi un film.

Sul tetto di quel condominio stava una Antenna televisiva che di tutto ciò si rendeva conto.  Un’antenna è li, fra cielo e terra, per ricevere informazioni e per trasmetterle alle televisioni.  Ma nessuno dei programmi che lei riceveva e trasmetteva aiutava quelle persone a trovare lo spirito perduto del Natale.  E così decise che doveva fare qualcosa.

Al primo piano abitava una coppia di sposini, mentre su al terzo c’era una anziana signora sola.

L’antenna decide di interrompere il programma che gli sposini stavano guardando per mostrare l’immagine della signora, anche lei sola davanti alla televisione.  Ogni tanto sospirava: guardava un reality show, in cui la gente che si era persa, ritrovava gli amici, i genitori.

“Ma guarda, che tenera la signora”.

“Sembrava invece così arcigna!”

“Ma tu hai mai visto qualcuno che la andava a trovare?”

“Si: altre persone anziane, quasi tutte donne”

“Ma avrà dei figli?”

“Non lo so, perché non glielo andiamo a chiedere?”

“Ma dai, si! Anzi, poi invitiamola a prendere il the da noi di tanto in tanto”

“Senti, ma tu quando hai chiamato l’ultima volta Papà e Mamma?”

“Cielo! Una vita fa!  Dai, adesso chiamiamo anche loro, sai come saranno contenti!”

L’Antenna era stanca, ma felice e decise di riprendere la sua missione  il giorno dopo.

Il giorno dopo l’Antenna, con uno sforzo terribile (non si era ancora ripresa dal giorno precedente) interrompe le trasmissioni di una giovane studentessa del secondo piano, mostrandole le immagini di un ragazzo calabrese che stava in un sottotetto e che oltre a studiare, per mantenersi agli studi, lavorava.  In pratica non c’era mai e, quando c’era, studiava o dormiva.   La studentessa lo vede tornare la sera dal lavoro, mangiare un poco e mettersi subito a studiare.  Si rende conto della sua solitudine e della grande fatica.  Ma anche della paura di chi è solo e lotta allo stremo delle sue forze.

Decide di parlargli la prima volta che lo incontra per le scale, di invitarlo a cena.  Anzi di cucinare un poco di più per sé, e di fargli così trovare pronto qualcosa di buono, di tanto in tanto.

L’antenna era stanchissima ma felice: sentiva che tutto questo le piaceva di più che trasmettere le solite cose. E così benché stanchissima era determinatissima a continuare il proprio lavoro il giorno dopo.

La sera del giorno dopo, mentre i bambini della famiglia ricca dell’ultimo piano, con l’appartamento più grande, con il terrazzo e tanti giocattoli, stavano guardando un cartone animato, l’Antenna si concentra, e facendo un incredibile sforzo (una antenna non è costruita per fare certe cose!) interrompe il loro programma e, dopo un poco di buio sullo schermo (era proprio stanchissima, la povera Antenna!), fa vedere loro le immagini del monolocale del portiere dello stabile, in cui giocavano i due figli del portiere.

Prima i bambini dell’ultimo piano volevano protestare, ma poi si rendono conto del prodigio.  Riconoscono i figli del portiere.

“Ma guarda  stanno giocando con i giocattoli rotti che abbiamo buttato via la settimana scorsa!”. “Si, è vero, forse il loro babbo li ha raccolti dalla spazzatura”.

“Ma guarda, sono simpatici!”.

“Ma lo sai che non mi ero mai reso conto di come fossero simpatici? Sempre vestiti così male, mi mettevano tristezza!”

“Ma perché non andiamo a giocare con loro?”

“Si dai, anzi facciamo così: dopo avere aperto i giocattoli nuovi sotto l’albero, andiamo giù da loro e giochiamo insieme a loro con i nuovi giochi!”.

L’Antenna fa sparire le immagini del monolocale del portiere.  Era distrutta. Spossata. Ma felice: aveva portato lo spirito del Natale  nel suo condominio, ed ora tutti erano più felici, perché avevano scoperto il senso profondo del Natale: che l’unico vero dono, è di sapere donare sé stessi, lasciando una traccia di sè negli altri.”