Atto notarile telematico: si può (anzi si deve)!

dicembre 6, 2017 in Blog di Riccardo Genghini

Il 2 dicembre 2017 ho tenuto a Ragusa al Convegno organizzato dal Consiglio Notarile Distrettuale una relazione dal titolo “Atto pubblico e scrittura privata informatici”, in cui dimostro come oggi sia possibile stipulare atti notarili telematici, nel pieno rispetto della legge notarile.

Genghini 2017-12-02RagusaNuoveFrontiereDelNotariato

Non solo la nel 2014 Corte Suprema degli Stati uniti ha riconosciuto che uno smartphone debba essere considerato quasi come parte della persona fisica, dal punto di vista dell’habeas corpus nel caso  Riley vs. California, ma anche il Consiglio Notarile di Milano nel 2016 ha deliberato che per i malati di SLA il computer con puntatore ottico costituisca il loro “naturale” modo di manifestare la propria volontà, per cui secondo l’orientamento ispettivo del Consiglio Notarile di Milano n. 6 del 14 giugno 2016 non occorre la presenza dell’interprete e dei testimoni alla stiupula di un atto di un malato di SLA che possa comunicare solo con il movimento degli occhi.

Tale interpretazione evolutiva della legge notarile é stata avallata dal  Tribunale di Venezia.

Ne consegue che i concetti di dichiarazione della volontà e di compresenza di notaio e parti nello stesso luogo vanno lette alla luce dell’evoluzione tecnologica e semiotica della società del terzo millennio.

…da un certo punto di vista, per il diritto, stiamo cominciando a mutare e a divenire dei cyborg… come ci fa intendere Maurizio Ferraris nel suo emozionante “Anima e iPad

INCONTRO DI AGGIORNAMENTO DEDICATO AL REGOLAMENTO 2016/679/UE: 26 OTTOBRE 2017 – MILANO

settembre 29, 2017 in Eventi

Euronot@ries GEIE insieme alla società Digital & Law Communication e in collaborazione con lo Studio Legale Lisi, ha organizzato un evento dedicato al Regolamento 2016/679/UE per il prossimo 26 ottobre 2017, a Milano, presso il BEST WESTERN Hotel Madison in Via Privata Leopoldo Gasparotto, 8.

Programma dell’incontro
Ore 9.00 – 9.30
Registrazione dei partecipanti

Sessione mattutina
Ore 9.30 – 13.30
I lavori saranno aperti dall’Avv. Andrea Lisi, coordinatore del Team privacy del Digital & Law Department.
Verranno illustrati gli aspetti del Regolamento 2016/679/UE che impatteranno in maniera sostanziale sui modelli organizzativi legati al trattamento di dati personali e sul nuovo assetto di responsabilità nell’organigramma privacy.
Un approfondimento specifico sarà dedicato al ruolo del Data Protection Officer (DPO).

Sessione Pomeridiana
Ore 14.30 – 16.30
I consulenti del Team Privacy esamineranno le azioni da intraprendere per realizzare gli obiettivi di conformità ai principi fondamentali di accountability, privacy by design e privacy by default e forniranno indicazioni operative sulle misure tecniche e organizzative necessarie per garantire un livello di sicurezza dei trattamenti adeguato al rischio.

Nel corso dell’incontro saranno illustrate le principali novità sugli obblighi di documentazione interna e sulle strategie da adottare ai fini del raggiungimento della compliance al Regolamento 2016/679/UE.

Infine, l’avv. Andrea Lisi chiuderà l’incontro affrontando il delicato aspetto delle ingenti sanzioni amministrative applicabili in caso di violazione delle nuove disposizioni a partire dal prossimo 25 maggio.

L’incontro è a numero chiuso e si accede su invito.

 

LA FIRMA DIGITALE, IL SUO USO E I CAMBIAMENTI CHE VERRANNO

aprile 29, 2015 in Blog di Riccardo Genghini

Affinché una nuova tecnologia sia utilizzata appieno e sia disegnata e implementata in modo da esprimere tutto il suo potenziale, occorre almeno qualche decennio. Ad esempio, le prime automobili erano disegnate come delle carrozze con i cavalli, solo che al  posto dei cavalli avevano il motore e al posto del cocchiere un autista (di solito un ex stalliere, che puzzava di cavallo, per cui era meglio tenerlo fuori dell’abitacolo, esattamente come nelle carrozze).

Se il design dell’automobile non avesse avuto un’evoluzione, l’auto sarebbe rimasta (come i motoscafi e gli aerei) un oggetto utilizzato esclusivamente da una piccola minoranza. Il successo industriale e sociale dell’automobile è anche il successo di una concezione e di un disegno industriale che hanno reso l’automobile un oggetto che tutti potevano e volevano avere: il pickup roadster della ford (1915) riprodotto qui sotto è stata la prima automobile di massa. Il SUV è andato “forte” sin dall’origine dell’industria automobilistica !

Oggi la firma digitale e la firma grafometrica, vengono usate per firmare documenti informatici che si presentano ad un sottoscrittore come se si trovassero nello stesso luogo in cui si trova il sottoscrittore.  A volte è effettivamente così, a volte, invece, i documenti si trovano su un server che potrebbe essere in un’altra stanza o persino in una località distante.

Tuttavia, oggi non ha più nessuna rilevanza dove si trovi il sottoscrittore e dove si trova il documento informatico da sottoscrivere.  Ciononostante gli unici processi di firma digitale effettivamente usati, si presentano al sottoscrittore come processi in cui si firma qualcosa che si ha “davanti”. In questo proseguono una prassi millenaria, secondo la quale il documento e il sottoscrittore dovevano trovarsi nello stesso luogo in un preciso determinano momento, al fine di rendere possibile la sottoscrizione!  Insomma la firma digitale oggi è ancora in una fase embrionale, come l’automobile  a forma di carrozza, idonea ad un uso puramente marginale/elitario.

Il fatto è che la firma digitale, invece, servirebbe proprio a firmare cose lontane. Per firmare documenti che sono presenti nel medesimo luogo in cui si trova il sottoscrittore, la penna e la carta funzionano benissimo, anzi meglio della firma digitale: per firmare un foglio ci vogliono tre secondi; per apporre una firma digitale (e verificarla, come richiesto per essere certi della sua validità tecnica) occorrono non meno di 5 minuti, se tutto va bene.  Per cui a meno che non si debbano mettere decine/centinaia di firme, la penna e la carta sono 100 volte più efficienti !

È una assurdità postulare che la legge richieda che il documento informatico, le parti e il notaio siano compresenti in una medesimo luogo fisico (posto che tale compresenza è del tutto inutile): si tratta di una affermazione che nega in radice ogni possibile utilità alla firma digitale davanti al notaio, trasformandola in un gadget tecnologico inutile e complesso, che affievolisce (a causa della sua complessità) la certezza giuridica, invece di aumentarla.  Il rito della firma alla presenza del notaio si è perfezionato nei secoli, come un rito in cui il notaio controlla le parti e le parti (ed i testimoni) controllano il notaio. Tutto ciò non funziona affatto, nel caso della firma digitale, perché le parti che si avvalgono del notaio sono in una condizione fisica e tecnica analoga a quella del cieco (che non può vedere il documento da firmare), per cui non possono realmente controllare l’operato del notaio.

Conseguentemente, l’atto notarile informatico, del XXI secolo è un atto telematico che:

  1. richiede sempre la presenza dei testimoni (o di un sistema informatico che opera come testimone), in quanto nessuno è in grado di controllare i processi informatici a parte il notaio stesso;
  2. non richiede affatto che il notaio e le parti si trovano nello stesso luogo, dato che la compresenza spazio-temporale richiesta dalla legge notarile per svolgere la funzione notarile viene ricreata nel cyberspazio dall’infrastruttura di firma che opera sotto l’esclusivo controllo del notaio, a prescindere da dove si trovano le parti.

La legge notarile del 1913 all’articolo 71 prevede gli atti conclusi a distanza mediante il telefono e il telegrafo.  Il notaio del XXI secolo (secondo la lucida visione del legislatore italiano di un secolo fa) è il soggetto che più di ogni altro ha le competenze giuridiche, tecnologiche e la fiducia sociale per trasformare una telefonata, uno scambio dati, una interazione fra una persona e un sito web in una prova irrefutabile di ciò che è accaduto, sia mediante l’atto a forma notarile, sia mediante altre forme probatorie più snelle ed economiche.

La missione sociale del notaio è di portare la certezza del diritto dove non c’é. Come ha fatto per mille anni garantendo l’accesso alla proprietà immobiliare e la certezza della proprietà delle aziende, che sono alla base della ricchezza del mondo occidentale in generale e, in particolare, dell’Italia che nei 100 anni fra il 1880 a il 1980 è risalita nella classifica mondiale da paese semi-povero (circa settantesimo posto, con un reddito pro capite pari a ¼ di quello degli inglesi) ad uno dei sette paesi più ricchi del mondo, alla pari con l’Inghilterra.

Oggi la nuova frontiera della funzione notarile è di essere al fianco del cittadino là dove è più aggredibile ed indifeso: nelle transazioni on-line.

Basta bolli, imposte di registro e formalismi borbonici che lo stato italiano ha imposto sugli atti notarili, rendendoli antieconomici!   Oggi su ogni atto notarile lo stato preleva in media 2.700 euro[1].  Il notaio telematico oggi può dare alle transazioni telematiche, perfino alle telefonate il medesimo valore probatorio dell’atto notarile, che non ammette prova contraria. Qualora ciò avvenga certificando e dando data certa ai contratti a distanza (o per corrispondenza) si estenderà ad ogni forma di negozio giuridico la tutela preventiva del notaio, che ha come effetto la riduzione di almeno il 95% dei rischi legali e del contenzioso[2]. L’utilizzo del notaio nella contrattazione a distanza, dunque, potrebbe portare ad una significativa riduzione del numero delle cause, nell’ordine di almeno un milione l’anno, con un risparmio per la collettività pari ad almeno 5 miliardi di euro l’anno, semplificando il procedimento di formazione del contratto: basta una telefonata o una stretta di mano virtuale on-line ! Purché sotto l’occhio vigile e imparziale del notaio: il giudice di legalità preventiva, che ciascuno può scegliersi per mettere in sicurezza le sue transazioni telematiche!  Trattandosi di contratti informatici, essi non sarebbero soggetti al momento della loro formazione né all’imposta di registro, né a quella di bollo.

Nell’ambito di procedure automatizzate on-line, il costo del notaio potrebbe scendere ben al di sotto dell’1% del valore della transazione. Forse addirittura sotto lo 0,01%, per cui non avvalersene significa aumentare del 95% il rischio legale, per risparmiare meno del costo di un caffè al bar!

Ad esempio, grazie al Notaio telematico:

  • si possono usare on-line tecniche di anonimizzazione che consentono agli utilizzatori di Internet di visitare siti commerciali, senza sacrificare il proprio diritto alla privacy e fornendo al tempo stesso ai siti la certezza di interagire con persone reali, con potenziali clienti esi posson non con hacker o bot;
  • si può concludere per corrispondenza contratti aventi data e contenuto certi, anche se privi di autentica notarile;
  • si può procedere alla registrazione telematica di atti privati, soggetti a registrazione in termine fisso;
  • si può emettere fatture elettroniche verso la PA e verso le aziende che lo richiedono;
  • si possono conservare documenti firmati digitalmente con le relative verifiche di firma, per assicurare la validità nel tempo di contratti informatici;
  • si può trasformare una transazione telematica in un formato sicuro, che certifica il contenuto dell’interazione fra due soggetti (persone fisiche o giuridiche): sia telefonate (VoIP), sia transazioni con siti web (HTML), sia trasferimenti di files (FTP o HTML), sia messaggi di posta elettronica (SMIME e altri protocolli mail aperti).

[1] Secondo l’ISTAT il gettito dell’imposta di bollo e di registro è di oltre 10 miliardi, e si stipulano circa 2 milioni di atti notarili, che rappresentano circa il 50% del gettito dell’imposta di bollo e di registro.

[2] Il contenzioso sugli atti notarili é di circa 1:10.000 e rappresenta dunque lo 0,003% del contenzioso civile totale.

60 miliardi di euro di prestito forzoso a carico degli italiani ?

dicembre 10, 2013 in Blog di Riccardo Genghini, tasse

Illustre Ministro della Giustizia,

come cittadino, come notaio e come docente universitario di diritto, sento il dovere di segnalarLe una iniziativa legislativa palesemente incostituzionale: Proposta di modifica n. 3.122 al DDL n. 1120, (testo 2) a firma dei Senatori FINOCCHIARO, DE MONTE, LO MORO.

L’emendamento, approvato al Senato, prevede un prestito forzoso a favore dello stato, su poco meno di 500.000 compravendite immobiliari, all’anno, il cui valore medio in Italia è di poco meno di € 120.000 (dati ISTAT e Agenzia del Territorio). Si tratta dunque di un prestito forzoso di € 60.000.000.000 (sessanta miliardi di euro) l’anno, che colpisce nel 95% dei casi cittadini medi.  Non si può definire altrimenti l’obbligo di versare l’intero prezzo sul conto corrente dedicato del notaio rogante, in attesa dell’effettuazione degli adempimenti conseguenti all’atto notarile di compravendita, mentre “gli interessi sulle somme depositate, al netto delle spese di gestione del servizio, sono finalizzate a rifinanziare i fondi di credito agevolato, riducendo i tassi della provvista dedicata, destinati ai finanziamenti alle piccole e medie imprese, individuati dal decreto di cui al comma 15-sexies”.

L’articolo 42 terzo comma della Costituzione recita: “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.” Poiché la finalità di protezione dell’acquirente è già tutelata mediante la possibilità di trascrivere il preliminare, non vi è nessun nesso fra il prelievo forzoso degli interessi e la tutela dell’acquirente. Gli addotti motivi di interesse generale sono: 
innanzitutto di fatto non sussistenti e, in secondo luogo, comunque inadeguati a giustificare un esproprio senza indennizzo.

Se si volesse configurare la norma come una nuova tassa a carico del cittadino, ciò sarebbe innanzitutto politicamente incoerente con la promessa del Governo di cui Lei è Ministro, di non aumentare la pressione fiscale, in secondo luogo anche incostituzionale: una “patrimoniale” del 100% sugli interessi del prezzo depositato dal compratore viola il principio della capacità contributiva (art. 53 della Costituzione).

Segnalo la cosa, in quanto nel fiume di emendamenti presentati alla legge di stabilità questo, nel suo apparente tecnicismo, potrebbe non apparire per quello che è, ossia una nuova forma di pesante, illegittimo prelievo fiscale che crea un ulteriore fossato fra il cittadino e l’acquisto della casa, che andrebbe ad aggiungersi alla estrema difficoltà di ottenere credito (le banche hanno raddoppiato l’acquisto di titoli del debito pubblico e fortemente ridotto il credito alle famiglie ed alle imprese), deprimendo ulteriormente un mercato che negli ultimi cinque anni è calato di circa il 50%. 

Mentre per le strade d’Italia si manifesta il disagio sociale e forme di disobbedienza civile persino fra le Forze dell’Ordine, duole constatare che l’emendamento in oggetto ha trovato appoggio ampio fra le forze politiche rappresentate al Senato (persino di un possibile candidato alla Presidenza della Repubblica). Se non si trattasse di una iniziativa individuale dei tre Senatori firmatari, significherebbe che ampia parte delle forze politiche presenti in Senato, supporta questo tipo di prelievo fiscale, nuovo in Italia e tristemente noto solo in ordinamenti giuridici che hanno visto lo stato rinnegare il proprio debito pubblico (ad esempio l’Argentina).

Signor Ministro, si tratta di un prelievo fiscale occulto, in palese contrasto con lo statuto del contribuente (una legge dello Stato: Legge 27 luglio 2000 n. 212) e dal gettito modesto (agli attuali tassi di interesse sui mutui ipotecari sarebbero circa € 15 milioni all’anno, se i tempi di trascrizione degli atti restassero immutati, ma potrebbe lievitare a oltre € 200 milioni, nel caso che le procedure di gestione delle somme in deposito risultassero particolarmente farraginose, creando dunque un premio tributario a favore dello Stato, in caso di peggioramento dell’efficienza dei trasferimenti immobiliari).

Qualora si volesse in questi tempi difficili davvero aiutare gli Italiani ad acquistare casa senza rischi inutili, occorrerebbe prevedere che i preliminari di compravendita aventi forma notarile, possono essere registrati e trascritti in esenzione dal bollo e con il pagamento di una o due imposte fisse (€ 168,00).
Ciò garantirebbe banche ed acquirenti rendendo le transazioni immobiliari più sicure, senza alcun costo per lo Stato, che a fronte di una riduzione della pressione fiscale sui contratti preliminari registrati, vedrebbe aumentare notevolmente il loro numero, eliminando ogni residuo incentivo all’evasione fiscale su detti contratti.

Certo della Sua attenzione, La saluto con osservanza, Riccardo Genghini, Notaio in Milano.

 

 (1) http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=17&id=00727323&idoggetto=00748715&parse=si&stampa=si&toc=no

Proposta di modifica n. 3.122 al DDL n. 1120           
3.122 (testo 2)FINOCCHIARO, DE MONTE, LO MORO 
APPROVATO                           
Dopo il comma 15, aggiungere i seguenti:

        «15-bis. Il notaio o altro pubblico ufficiale è tenuto a versare su apposito conto corrente dedicato:

a) tutte le somme dovute a titolo di onorari, diritti, accessori, rimborsi spese e contributi, nonché a titolo di tributi per i quali il medesimo sia sostituto o responsabile d’imposta, in relazione agli atti dallo stesso ricevuti e/o autenticati e soggetti a pubblicità immobiliare, ovvero in relazione ad attività e prestazioni per le quali lo stesso sia delegato dall’autorità giudiziaria;

b) ogni altra somma affidatagli e soggetta ad obbligo di annotazione nel Registro delle Somme e dei Valori di cui alla legge n.64/1934, comprese le somme dovute a titolo di imposta in relazione a dichiarazioni di successione;

c) l’intero prezzo o corrispettivo, ovvero il saldo degli stessi, se determinato in denaro, oltre alle somme destinate ad estinzione delle spese condominiali non pagate e/o di altri oneri dovuti in occasione del ricevimento o dell’autenticazione, di contratti di trasferimento della proprietà o di trasferimento, costituzione od estinzione di altro diritto reale su immobili o aziende.

15-ter. La disposizione di cui al comma 15-bis non si applica agli importi inferiori ad euro 100.000 e per la parte di prezzo o corrispettivo oggetto di dilazione; si applica in relazione agli importi versati contestualmente alla stipula di atto di quietanza. Sono esclusi i maggiori oneri notarili.

15-quater. Gli importi depositati presso il conto corrente di cui comma 15-bis costituiscono patrimonio separato. Dette somme sono escluse dalla successione del notaio e altro pubblico ufficiale e dal suo regime patrimoniale della famiglia, sono assolutamente impignorabili a richiesta di chiunque ed assolutamente impignorabile ad istanza di chiunque è altresì il credito al pagamento o alla restituzione della somma depositata.

15-quinquies. Eseguita la registrazione e la pubblicità dell’atto ai sensi della normativa vigente, e verificata l’assenza di formalità pregiudizievoli ulteriori rispetto a quelle esistenti alla data dell’atto e da questo risultanti, il notaio o altro pubblico ufficiale provvede senza indugio a disporre lo svincolo degli importi depositati a titolo di prezzo o corrispettivo. Se nell’atto le parti hanno previsto che il prezzo o corrispettivo sia pagato solo dopo l’avveramento di un determinato evento o l’adempimento di una determinata prestazione, il notaio o altro pubblico ufficiale svincola il prezzo o corrispettivo depositato quando gli viene fornita la prova, risultante da atto pubblico o scrittura privata autenticata, ovvero secondo le diverse modalità probatorie concordate tra le parti, che l’evento dedotto in condizione si sia avverato o che la prestazione sia stata adempiuta. Gli interessi sulle somme depositate, al netto delle spese di gestione del servizio, sono finalizzate a rifinanziare i fondi di credito agevolato, riducendo i tassi della provvista dedicata, destinati ai finanziamenti alle piccole e medie imprese, individuati dal decreto di cui al comma 15-sexies.

15-sexies. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della Giustizia, sentito il parere del Consiglio nazionale del Notariato, sono definiti termini, condizioni e modalità di attuazione dei commi da 15-bis a 15-quinquies anche con riferimento all’esigenza di definire condizioni contrattuali omogenee applicate ai conti correnti dedicati».

(2) Novità introdotta dall’art.3, primo comma del D.l. 31 dicembre 1996, n. 669 , convertito con modificazioni nella legge 28 febbraio 1997 n.30, che ha inserito nel codice civile l’art. 2645-bis.

La crisi economica e i notai

gennaio 29, 2013 in Blog di Riccardo Genghini, notaio dipendente pubblico, Politica del Notariato

Nel 2012 si sono rogitate In Italia meno di 500 mila compravendite (quasi 480.000 secondo dati provvisori dell’Agenzia del Territorio, non ancora pubblicati), pari a circa 8,5 compravendite al mese in media per notaio. I mutui sono stati meno della metà: ISTAT (http://www.istat.it/it/archivio/71214) segnala che nel primo trimestre 2012 i mutui ipotecari sono calati del 50% rispetto al 2011 (64.000 iscrizioni/annotazioni d’ipoteca), per cui al 31.12.2012 probabilmente non si saranno raggiunte le 200.000 iscrizioni/annotazioni d’ipoteca.

In caso di perfetta suddivisione del lavoro fra tutti i notai d’Italia, ogni notaio stipulerebbe 12 atti immobiliari al mese (compravendite e mutui).

 Ma il lavoro non é distribuito in modo uguale nelle regioni d’Italia. Secondo l’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia del Territorio nel 2012 (http://www.agenziaterritorio.it/index.php?id=6348):

Il 55% degli atti si stipula al Nord, ove risiede il 47% dei notai d’Italia secondo dati del CNN del 2011

Il 22% degli atti si stipula nel Centro Italia ove risiede il 23% dei notai d’Italia secondo dati del CNN del 2011

Il 23% degli atti si stipula al Sud e nelle Isole, ove risiede il 30% dei notai d’Italia secondo dati del CNN del 2011.

http://www.notariato.it/it/notariato/sala-stampa/comunicati-stampa/archive/pdf-comunicati/composizione_notai_per_genere_2011.pdf

 Facendo un poco di matematica, si arriva alla conclusione che la MEDIA MENSILE PER NOTAIO DEGLI ATTI DI COMPRAVENDITA E MUTUO NEL 2012

al Nord sarebbe di 14 atti immobiliari (10 compravendite e 4 mutui al mese), 

al Centro sarebbe di 12 atti (8,5 compravendite e 3,5 mutui) 

al Sud e nelle isole la media sarebbe di 9 atti immobiliari (7 compravendite e 2 mutui: le banche erogano molti meno mutui al Sud, rispetto al Nord ed al Centro).

 

Se si considera che da circa 25 anni (ossia da quando io studio il mercato della pubblica funzione notarile) il 50% dei notai riceve il 20% degli incarichi professionali, mentre il residuo 50% svolge il rimanente 80% del lavoro (vi sono significative differenze a livello di distretto, ma non a livello di regioni), significa che il lavoro é statisticamente suddiviso all’incirca come segue:

Nord:                50% dei notai 28 atti immobiliari al mese, 50% dei notai 7 atti immobiliari al mese

Centro               50% dei notai 24 atti immobiliari al mese, 50% dei notai 6 atti immobiliari al mese

Sud e Isole        50% dei notai 18 atti immobiliari al mese, 50% dei notai 4,5 atti immobiliari al mese

 

Dati approssimativi, visto che sono informazioni raccolte in modo “artigianale”…

 A occhio e croce direi che non occorre che vi siano fra i notai dei feroci accaparratori di lavoro, per fare sì che i notai che fanno parte del 50% che lavora meno, si trovino a fare pochissimi atti al mese.

Come noto, aborro l’idea dei tetti repertoriali (ossia di un limite massimo al lavoro che un  notaio potrebbe svolgere).

Vediamo cosa accadrebbe se si stabilisse che non é consentito superare il triplo della media distrettuale.

Secondo dati del Consiglio Notarile di Milano, i notai che superano il triplo della media distrettuale sono meno di 20 (su circa 500) ed il montante dei loro repertori (non sono un di loro) é inferiore ad 1/10 del totale distrettuale.

Il numero di atti che si potrebbe distribuire agli altri notai non arriverebbe a superare le due unità all’anno per notaio nel distretto…

 Se si portasse il tetto repertoriale a 2 volte la media distrettuale, direi (a naso) che solo il 10% dei notai supera tale media e assieme tali notai non arrivano a cumulare il 25% del lavoro totale.  Non ne sono certo, andrebbe verificato.

Ne consegue che potrebbe essere oggetto di redistribuzione solo il 5% in eccesso al limite massimo al 10% dei colleghi, vale a dire il 20% del lavoro (io ho fatto parte di questo 10% per cinque anni fino all’anno scorso).

Il 5% degli atti immobiliari, sono circa 32.500 in Italia.

Se fossero redistribuiti manu militari in parti uguali a tutti i notai più bisognosi, ne seguirebbe che 

– al Nord sarebbero da redistribuire 3 atti immobiliari al mese, per ciascun notaio appartenente al 50% che lavora meno;

– al Centro sarebbero da redistribuire 2,4 atti immobiliari al mese, per ciascun notaio appartenente al 50% che lavora meno;

– al Sud sarebbero da redistribuire 1,6 atti immobiliari al mese, per ciascun notaio appartenente al 50% che lavora meno.

 

Nella migliore delle ipotesi (che é anche la meno realistica) il vantaggio medio per ciascun notaio che fattura meno del doppio della media repertoriale distrettuale, sarebbe di circa 14.000 euro di fatturato l’anno. 

Ma non credo che sia realistico che un giorno vi sia una sorta di Equitalia dell’atto notarile.

Questi 32.500 atti notarili in larga parte finirebbero con l’essere stipulati proprio dal 50% dei notai che già lavorano di più (ossia il rimanente 40% del primo 50% repertoriale, che pur lavorando tanto, non arriva al doppio della media distrettuale).

Insomma  il residuo 50% dei notai d’Italia non avrebbe (quasi) alcun beneficio da una norma sui tetti repertoriali: vi sarebbe una diversa e assai modesta riallocazione del lavoro nel vertice della piramide (ossia nell’ambito della metà dei notai che ha già il repertorio più alto, pur non superando il doppio della media distrettuale).

 

Come con le teorie comuniste, che hanno miseramente fallito, anche nel caso dei notai il problema non è l’equa distribuzione del reddito e del lavoro, ma la produttività e l’efficienza del lavoro.

Peraltro, neppure sotto il comunismo la differenza fra il reddito minimo e il reddito massimo era di 1:2 oppure di 1:3.

Il teorema del tetto reperortoriale si addice più ad una economia come quella della Cambogia di Pol Pot, e richiederebbe sanzioni altrettanto draconiane, per ottenere che si rispetti una così radicale iper-regolamentazione del lavoro, che priverebbe il cittadino della scelta del proprio notaio di fiducia in oltre trentamila casi all’anno.

Tutto ciò per arrivare ad una redistribuzione della ricchezza al vertice, senza benefici tangibili per la maggioranza. Proprio come é accaduto sotto il comunismo.

 

Insomma, se il lavoro non é produttivo, si diventa progressivamente sempre più poveri.  Naturalmente chi si impoverisce, à facilmente suggestionabile dall’idea che la sua condizione sia frutto delle malefatte di qualche approfittatore senza scrupoli; e nei periodi di crisi vi sono sempre le sirene che raccontano queste fandonie.  E qualche linciaggio capita.

 Sarebbe bello disporre di numeri certi.  È proprio strano che nè sindacato, né cassa, né il CNN abbiano mai pensato di diffondere dei dati attendibili.  I miei, purtroppo, non lo sono, perché non ho i mezzi per accedere ad informazioni certe.

L’incertezza sui dati favorisce il panico e la richiesta di un rafforzamento dei controlli e dei poteri degli organi di categoria: insomma, gli unici a beneficiare di questa straordinaria disinformazione sono gli organi di categoria, cui alcuni desiderano affidare funzioni taumaturgiche che gli organi di categoria non potrebbero assolvere in modo efficace, neppure se la legge gliele affidasse.

 

Prende sempre più corpo la proposta di alcuni notai,  di trasformare i notai in dipendenti pubblici.

Ció sicuramente favorirebbe il 50% dei notai che lavora meno, per cui non é irrazionale che loro invochino la statalizzazione integrale della funzione pubblica.  Oggi essi vivono nella condizione peggiore possibile.

 Certo prima di prendere una siffatta decisione, sarebbe opportuno disporre dei dati e sapere se, alla fine, chi lavora poco é penalizzato dalla illecita concorrenza di altri, oppure da altri fattori meno appariscenti e, soprattutto, meno facili da accettare (come ad esempio che, in genere, lavorano di più i notai più bravi e che i notai accaparratori di lavoro sono una minoranza che sposta solo una minima parte del lavoro)…

Un sondaggio di opinione potrebbe farci scoprire che il cittadino, per non perdere il diritto di scegliere il proprio notaio, sarebbe favorevole al prepensionamento o alla cassa integrazione dei notai per ridurne il numero legale, ma non all’abrogazione del notaio come pubblico ufficiale e libero professionista.

 

Cosa é oggi la funzione pubblica del notaio ?

gennaio 12, 2013 in Blog di Riccardo Genghini, Politica del Notariato

Cosa intendo dire, quando scrivo che la nostra funzione pubblica é gravemente malata, in stadio terminale?

Ecco:
– che funzione pubblica é, un servizio pubblico senza una tariffa pubblica unica e vincolante? Ricordiamoci, però, che la tariffa l’abbiamo disapplicata noi, prima che venisse abrogata!
– che funzione pubblica é, un servizio pubblico in cui il numero dei soggetti incaricati non é saggiamente regolato, in modo da garantire l’erogazione del servizio in modo continuo?  Ad agosto trovare un notaio é difficilissimo… la domenica impossibile!
– oggi se mi capita di dovere interloquire con un giudice, mi rendo conto che sempre più spesso sono considerato alla stregua di un qualsiasi cittadino, non come un pubblico ufficiale incardinato nella Direzione generale degli affari civili del Ministero della Giustizia;
– infine, ahimè, alcuni amici che si occupano di antiriciclaggio in Banca d’Italia e nella Guardia di Finanza, me l’hanno detto senza perifrasi: il notaio non é da loro percepito come un loro “alleato”, bensí come un professionista potenzialmente colluso con i soggetti indagati.  In materia di antiriciclaggio non aspettatevi alcun riguardo da parte delle autorità competenti !

Non é tutto, ma credo che basti, per comprendere che la funzione pubblica del notaio, nella prassi, é mutata.
Io non voglio fare finta che tutto va bene e che il mio titolo di notaio abbia un significato che da tempo non ha più.
Preferisco guardare in faccia alla realtà.
Non faccio che osservare i sintomi del malessere della categoria (su cui chi mi critica, peraltro, spesso concorda) e (come un medico) cerco di fare una diagnosi del male e propongo una prognosi.
La prognosi é importante per noi. Descrive cosa dovremo fare domani, per continuare ad avere un lavoro e una funzione sociale.

A questo punto entrano in gioco coloro che “dissentono” da me  (le virgolette stanno ad indicare che non hanno compreso il mio pensiero, ma dissentono comunque). Mi sembra di potere classificare i dissenzienti in due categorie:
a) Le Mamme premurose e inconsolabili. Rifiutano la diagnosi (coma irreversibile) anche se tendono a vedere tutti gli stessi sintomi (in modo persino più evidente, non voglio dire esagerato). Cercano di consolare sè e gli altri astanti, dicendo: “Ma vedrai, che, come Lazzaro, la funzione pubblica risorgerà e camminerà”.  Anzi non é morta. Non può essere morta… Non morirà mai !
b) I talebani pronti al martirio. Teorizzano il tanto peggio, tanto meglio, il gesto eclatante ed eroico. Sognano l’ultima carica della cavalleria contro un nemico spietato e superiore numericamente. Dicono “io non sono disposto a scendere così in basso come Te, Genghini”. Quel mestiere che Tu Ti dichiari pronto a fare, io non lo voglio fare.  Meglio fare il funzionario di stato. Meglio qualsiasi cosa, piuttosto che quello che Tu saresti disposto a fare.

Entrambe le categorie di Colleghi dissenzienti, tendono a credere che la mia diagnosi impietosa, sia una descrizione del notariato che io vorrei.  NO! Purtroppo é la descrizione di quello che c’é, non di quello che vorrei che ci fosse.
E l’errore si spiega facilmente: deriva dal fatto che i miei critici tendono a guardare solo alla deontologia della funzione notarile (alla teoria, ai principi), dimenticandosi che occorre chiedersi se quella deontologia é ancora possibile o realistica nel contesto reale del lavoro quotidiano.
È l’errore che ha fatto il Generale Cadorna per tutta la prima parte della Grande Guerra, fino a Caporetto.

Una ultima considerazione, la più delicata.
Che dire di un notaio che dal 1938 in poi in Italia aiutava gli ebrei a non essere espropriati dei loro beni? Sul piano legale era un notaio che aiutava a eludere la legge.  E di un notaio che finanziava la Resistenza? Era un criminale passibile della pena di morte.

Il nostro stato é in crisi. Crisi vera, profonda.
Il nostro stato rinnega le promesse fatte e limita i diritti dei suoi cittadini, talora con una violenza che neppure sotto il fascismo si é vista: presunzioni di colpevolezza nel diritto fiscale e penale; anagrafi elettriche e dei conti correnti… uso disinvolto della custodia cautelare… e poi abbiamo un ceto politico degno dei migliori stati africani, secondo le statistiche di “Transparency International” http://www.transparency.org/cpi2012/results
Quale ruolo ha il notaio in uno stato in crisi di identità, in uno stato che potrebbe decidere di non rispettare i diritti acquisiti dai propri cittadini, che potrebbe violare i loro diritti (magari con una legge incostituzionale).  Non é una questione accademica !   Sta già accadendo… é già accaduto.

In un mondo che cambia… in uno Stato in crisi di identità… il notaio può appiattirsi sulla mera funzione pubblica? La risposta non é facile, nè scontata.

Appunti per l’assemblea dell’Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia del 17.12.2012

dicembre 17, 2012 in Blog di Riccardo Genghini, Politica del Notariato

La situazione dello Stato è critica.

Lo è anche quella del Notariato.

Le analisi della situazione di crisi sviluppate dai notai e dai loro organi istituzionali, tendono a ribadire la centralità della funzione notarile nel sistema giuridico italiano. Dal punto di vista del notaio ciò è una realtà indiscutibile.  Ma come si presenta la funzione notarile dal punto di vista del cittadino e delle istituzioni?

Dal punto di vista degli ultimi Governi e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, il notaio è parte del problema, non della soluzione. Infatti:

  1. negli ultimi 7 anni le competenze per materia dei notai sono state progressivamente ridotte. L’argomento che ciò avrebbe avuto ripercussioni percepibili sulla certezza dei traffici giuridici non ha avuto riscontro tangibile (sulla stampa e sugli altri media). Il notariato ha cercato di supportare una interpretazione abrogativa delle novità normative (cancellazioni d’ipoteca e cessione delle quote sociali) senza successo;
  2. cinque anni fa è stata abrogata la tariffa notarile (v., fra gli altri, Protettì Di Zenzo). Anche qui il notariato ha cercato di sostenere che la riforma delle tariffe professionali non riguardasse i notai, senza sucesso;
  3. la crisi economica ha determinato una riduzione dell’attività immobiliare e societaria senza precedenti dal 1943 ad oggi. Altri settori dell’economia sono stati supportati dall’azione governativa, non il settore notarile, che ha dovuto ridurre il numero degli impiegati di circa 8.500 unità, vale a dire dello stesso numero di dipendenti che lavorano all’ILVA di Taranto. Un dato che dovrebbe fare riflettere i notai.

Dal punto di vista del cittadino, appare evidente che il notaio meno caro è il notaio migliore. Si può biasimare che i nostri clienti abbiano un atteggiamento così opportunistico. Esso, purtroppo, è razionale: se tutti i notai sono bravi (praticamente infallibili) per quale motivo spendere più del meno possibile?  Certo che un bell’ufficio, una stipula lunga e avvolgente e personale qualificato migliorano la qualità della prestazione! Ma chi compra casa cerca di investire il più possibile nel mattone (ancora una volta una scelta razionale!) e assolutamente non vuole vedere lievitare i costi della transazione.  La linea politica/deontologica del notariato in questo contesto ha cercato in ogni modo di contrastare una differenziazione dei servizi notarili, con l’involontario (ma inevitabile) effetto di rafforzare la competizione sul prezzo.

Infine il cittadino ha visto sradicate le prassi contrattuali abusive di banche e costruttori, grazie all’azione congiunta di Banca d’Italia, Governo e AGCM. I notai sono stati incapaci di produrre degli orientamenti o delle prassi che evitassero le forme più egregie di abuso contro il contraente più debole! 

Dal punto di vista dei notai, è evidente che gli organi della categoria (sindacato incluso) si sono adoperati in modo assai diverso per cercare di fronteggiare la situazione. E precisamente:

1. Alcuni organi consiliari hanno in modo efficace realizzato delle iniziative che hanno reso possibile l’erogazione di servizi ad alto valore aggiunto a favore della collettività, consorziando i notai e creando delle strutture altamente efficienti, che hanno avuto il riconoscimento delle istituzioni e dei cittadini/utenti. Ad esempio Brescia.

2. Altri organismi/associazioni notarili hanno cercato di fare la stessa cosa, senza però riuscirvi. Il Consiglio Nazionale, ad esempio.

3. Altri organi consiliari hanno moltiplicato le proprie iniziative per fronteggiare la situazione. Tuttavia questo moltiplicarsi di iniziative, non ha avuto alcuna ricaduta positiva sui notai del distretto. Ad esempio, oltre al Consiglio Nazionale, anche i distretti riuniti di Milano, Busto Arsizio, Lodi, Monza e Varese. Oltre alla cosiddetta Commissione Massime Societarie, vi sono tavoli di discussione fra Consiglio Notarile di Milano e:

a) Agenzia del Territorio, senza un percepibile effetto migliorativo per  notai
b) Agenzia delle Entrate, con un percepibile peggioramento del rapporto fra notaio e ufficio del registro, sempre più alla ricerca di nuovo gettito. Organizzare e coordinare lo sforzo dei notai sul territorio avrebbe avuto un esito migliore
c) Registro delle Imprese, che, tuttavia, ha reintrodotto la sospensione feriale dei termini, rigettando una interpretazione (errata, per il vero) del Consiglio sulla natura della sospensione dei termini stessa.
d) Associazioni di consumatori, senza ricadute percepibili sul lavoro dei notai
e) Banche, senza alcun percepibile effetto sul lavoro dei notai, a parte la creazione di tariffe (indicative?) per le surroghe, nonostante l’abrogazione delle tariffe minime professionali, cui ha fatto seguito una indagine dell’Antitrust
f) i singoli Cittadini (ad es.: Comprare Casa senza rischi) che ha avuto il merito di introdurre l’idea che il notaio debba/possa fare qualcosa gratis. Idea prontamente ripresa dal legislatore (su istanza del Consiglio Nazionale del Notariato) in materia di società a responsabilità limitata semplificata.

Si fa notare, sia dal Consiglio Nazionale, sia dal Consiglio Notarile di Milano, che la situazione sarebbe ancora peggiore senza le loro iniziative. Ma forse a questo punto ciò non è sufficiente: per la maggioranza dei notai è in discussione la possibilità di continuare a operare; oltre settecento notai su meno di 5000 ha richiesto la cessazione prima del termine massimo… Si tratta del 15% dei notai italiani…

4. Alcuni consigli distrettuali hanno iniziato a perseguire sul piano disciplinare gli accaparratori.

5. La maggioranza degli altri organi notarili sono semplicemente inattivi.

Quale potrebbe essere a questo punto una politica di riscossa per i notai?

Personalmente ritengo che sia urgente ed improrogabile:

  1. da subito abbandonare le iniziative “politiche” che negli ultimi anni non hanno avuto alcuna ricaduta positiva per i notai stessi o per i cittadini, le istituzioni, le aziende. La dicotomia fra istituzione prestigiosa (?) e singolo notaio (in grave difficoltà), implica un fallimento politico grave e gravi responsabilità sul piano politico. Chi ne ha la responsabilità politica deve essere chiamato ad assumersela. La politica del notariato, a questo punto, deve sapersi differenziare dalla politica nazionale, dove è assai raro che qualcuno sia assuma la responsabilità politica di qualcosa;
  2. evitare di indulgere in interpretazioni della legge “pro domo propria”: il notariato dovrebbe essere garante della legalità, prima che dei propri interessi personali. Le nostre norme interne, non pongono il notaio (o il notariato) al di sopra della legge;
  3. favorire la competizione fra notai sulla qualità e sulla varietà delle prestazioni professionali notarili, con una inversione di tendenza radicale rispetto alle precedenti politiche, che hanno privilegiato l’omogeneizzazione e l’idea che “tutto fosse dovuto” (v. i cosiddetti protocolli). Il “tutto compreso” è inconciliabile con una liberalizzazione tariffaria e questo “bundling” dei servizi notarili potrebbe essere persino contra legem;
  4. incoraggiare ogni forma di aggregazione fra notai, che sia capace di creare dei “poli” notarili capaci di erogare servizi professionali con modalità che rendano percepibile ai terzi la qualità notarile. Incoraggiare la ricerca ed il conseguimento di una maggiore efficienza nelle strutture notarili;
  5. accettare che la qualità della politica del notariato non va misurato sulla base della bellezza e purezza delle idee professate, ma sulla base dei risultati concreti conseguiti. La politica è l’arte del possibile!

Mi permetto una considerazione conclusiva.  Molti nella categoria si lamentano che non vi è coesione fra notai. Si tende ad attribuire la colpa di ciò all’individualismo o all’avidità di alcuni.  Francamente penso che vi siano altre, più scomode, spiegazioni del fatto che in un momento così difficile la maggioranza dei notai pensino solo a (salvare) sé stessi e non a concorrere alla realizzazione di un grande progetto politico:

1)     perché non è credibile il progetto politico,

2)     perché non ne sono credibili gli ideatori e gli attuatori (considerando i risultati conseguiti),

3)     perché non è plausibile che il semplice rispetto delle regole interne (protocolli e deontologia) garantirebbe a noi notai un futuro professionale ed umano migliore!

Credo che l’assemblea di oggi dovrebbe essere capace di discutere di questi temi.

Riccardo Genghini